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Lorenzo e lo sport oltre i limiti fisici

Lorenzo-Operazione-2013-620x350Una brutta caduta. Un’operazione alla clavicola per tenerla ferma con una placca di titanio. E, come se non bastasse, un incendio nel suo nuovo appartamento di Paradiso (Canton Ticino), che gli avrebbero dovuto consegnare a giorni. Un uomo sfortunato Jorge Lorenzo, direte.

Eppure, nel mezzo di questa serie di sciagurati eventi, il campione del mondo in carica è riuscito a compiere un piccolo miracolo. Mentre tutti lo immaginavano in un letto o a fare esercizi di riabilitazione, lui ha sorpreso il pubblico presentandosi prima al warm-up e poi in gara. Questo, dopo aver incredibilmente ottenuto il parere favorevole dei medici. Ma l’obiettivo del pilota Yamaha non era solo “partecipare”. E l’ha dimostrato partendo dalla quarta fila e aggiudicandosi la quinta posizione e punti importanti per non perdere di vista la vetta del Mondiale, occupata da Pedrosa, e per tenere a bada l’incalzante Marquez.

Dopo Assen il nome di Lorenzo è stato accostato insistentemente alla parola “eroe”. Ma lui ha voluto subito smarcarsi da tale appellativo: “Se sono un eroe? No, assolutamente. Gli eroi sono le persone che alla fine del mese pagano per mangiare. Io ho una vita bella e mi pagano per fare queste cose”. Riconoscere che si è fortunati a poter fare quello che si ama ed essere ricompensati per questo. Perché il prezzo del sacrificio e del rischio non è mai troppo alto rispetto all’emozione di volare sulla pista. Una lezione di maturità e umiltà che non capita tutti i giorni di ascoltare, nello sport come in altri ambiti.

Ma il coraggio e un pizzico di spregiudicatezza hanno premiato in passato anche altri piloti “infortunati”. La leggenda narra che Tazio Nuvolari, nato come motociclista, si sarebbe fatto legare dai meccanici alla sua moto – dopo essersi rotto le gambe – pur di non saltare il Gp di Monza. Nel passato più recente (1992) Alex Gramigni gareggiò nel Gp del Mugello con tibia e perone fratturati e conquistò l’undicesima posizione, andando quindi a punti (poi vinse il Mondiale). Nel 1994 Kevin Schwantz si fratturò il polso sinistro nel Gp d’Olanda e – proprio come Jorge – arrivò quinto. E poi, è ancora negli occhi degli appassionati di moto e  non solo l’impresa di Loris Capirossi, che nel 2000 corse con la mano sinistra fratturata e salì sul podio (terzo posto). Superato il traguardo, svenne dal dolore. L’ultima storia di “incoscienza” ha avuto per protagonista Casey Stoner un anno fa a Indianapolis. Dopo la frattura a una caviglia con interessamento ai legamenti, è arrivato quarto ed è stato a lungo in zona podio.

Decidete voi se chiamarle pagine di “(stra)ordinaria normalità” o di “eroismo”. Fatto sta che ci fanno credere ancora che lo sport sia ispirato a valori “puliti” come il sacrificio, la passione, la forza di volontà. E non sia solo un altare al dio Denaro.

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